Stellina di Papà: Celeste Poma vista da suo padre Gigi


Il nome ci ricorda un po' il cielo sereno, privo di nubi. Protagonista della nostra rubrica è Celeste Poma, libero dalla Cariparma SiGrade, vista dagli occhi di suo padre Gigi, un uomo che ha fatto un po' la storia della squadra di Pavia e che oltre ad essere un grande tifoso della figlia, è anche un grande conoscitore del nostro sport. E il perché la sua “stellina” brilli così tanto, ce lo spiega lui con queste parole.

S come SPORT: la mia famiglia è composta da veri appassionati dello sport. Io, per esempio, ho giocato a calcio a livelli abbastanza alti, mio fratello ha partecipato ai campionati italiani di atletica, e ora anche Celeste fa parte del mondo sportivo. Sono contento di ciò, perché lo sport fa bene e se fatto nella giusta maniera è un potente mezzo per crescere in modo sano e per imparare a rispettare chi ci sta intorno. Per quel che riguarda Celeste e la sua scelta di giocare a pallavolo, sono convinto che ha fatto una cosa che le piaceva, anche perché noi non l'abbiamo mai obbligata... se non all'inizio! Mia figlia ha infatti iniziato a giocare a pallavolo perché... doveva fare numero! Nel 1995 ero stato eletto assessore allo sport del comune di Villanterio (PV) e dovevamo utilizzare la palestra che era inutilizzata e allora abbiamo fatto una squadra femminile di pallavolo: erano in 14 ragazze di un'età compresa tra i 4 e i 14 anni... Cele ha cominciato così, a soli 4 anni per fare numero con le altre. Ma quello è stato solo l'inizio: è stata lei che poi ci ha dato dentro ed è andata in palestra con impegno e con la volontà di voler sempre fare bene.

T come le TRE ricezioni perfette che Celeste ha fatto al suo debutto in serie A in un momento assai critico della partita. Questo è sicuramente il ricordo più bello ed emozionante che ho della carriera di mia figlia. Lei, all'epoca, aveva 16 anni ed era la prima volta che entrava in campo in serie A: giocavamo la finale dei play off contro Cremona e stavamo perdendo il set. Così il coach Gianfranco Milano le ha detto: "Celeste entra". In seguito, lei mi ha detto che ha avuto una paura terribile nel momento in cui hanno pronunciato quella frase, ma in campo è stata determinante. Insieme a questo, sono stato orgogliosissimo di lei quando l'ha chiamata la Foppapedretti Bergamo per fare la Girl League. In quella circostanza l'ho vista veramente felice e questo è una cosa essenziale per me.

E come ERRORE: sì, quello che ho forse commesso io dandola in prestito ad una società di serie D quando era molto giovane: all'epoca non c'era nemmeno il ruolo del libero. Il suo allenatore non l'aveva mai fatta giocare e quindi è rientrata alla base a gennaio, non potendo più essere inserita in organico... le ho fatto perdere 3 o 4 mesi di campionato. Adesso quando Celeste vede l'allenatore di allora lo saluta e gli dice "io sono quella che tu hai lasciato in panchina!". Per me la sua crescita viene prima di tutto, e molte delle decisioni prese nella sua carriera sono state fatte proprio in quest'ottica. Ogni scelta l'abbiamo sempre discussa insieme, magari litigando, ma sempre insieme, e credo che per il momento vada bene così. Vale anche il suo passaggio a Parma: a Pavia non sapevamo se saremo stati ripescati, e Celeste era richiesta da più parti. Lei sarebbe restata anche in A2, ma io ero contrario, perché in questo modo avrebbe perso il ritmo della A1 e temevo che avrebbe influito negativamente anche nel suo futuro. Ora lei è contenta di essere a Parma, ma allo stesso tempo prova dispiacere di non essere più qui a Pavia, anche perché qui alla Riso Scotti avrebbe giocato con le due sue grandi amiche, Balboni e Gennari. Certamente mi ha fatto un certo effetto la prima partita a Pavia senza di lei, perché quando Celeste entrava in campo il pubblico la applaudiva tantissimo in quanto l'hanno vista crescere... adesso mi sto abituando al fatto che giochi a Parma: ha anche una bella maglia da libero... anche se la nostra è più bella!

L come LIBERO: Celeste non è diventata alta come altre ragazze. Nonostante questo, all'inizio della sua carriera, giocava in banda, ed era un posto 4 ricevitore molto brava, per di più mancina. Vinceva tutti i tornei della sua categoria e partecipava ai campionati con le ragazze più grandi. Le abbiamo detto però che come schiacciatore non avrebbe mai avuto la possibilità di giocare titolare nelle serie maggiori, avendo davanti giocatrici più alte. E allora le abbiamo prospettato l'idea di diventare libero. Ovviamente lei non voleva, ed è andata avanti a piangere per una settimana per questo... lei voleva darle le pallonate, non prenderle! Oggi quando ne parliamo dice sempre che è stata la scelta giusta, e ritiene che il ruolo del libero sia quello in cui oltre alla tecnica bisogna avere anche un quoziente di perspicacia e di prontezza non comune... i liberi bravi devono difendere senza buttarsi per terra perché capiscono prima dove va il pallone - glielo dico sempre, io!

L come LEALE: Celeste le cose non le manda a dire, in questo ha preso tutto dal papà. Ma mia figlia è anche molto leale, sincera, schietta: le cose le dice ma non serba rancore, preferisce dire le cose schiettamente ma poi i problemi finiscono lì. Io vorrei dirle di rimanere sempre così, leale e sincera con gli altri, perché alla fine queste cose pagano sempre! Che altro? Cele è una che non si arrende. L'anno scorso a Pavia la situazione è stata difficile anche dal punto di vista ambientale, e questo l'ha portata a stringere i denti. Io le dicevo di farlo perché sono queste le situazioni che formano e aiutano a capire le persone. Adesso mi dice: “papà, è triste vedere Pavia trattata male, ma grazie a questo ho capito alcuni aspetti della vita che forse altrimenti non avrei ancora capito”. Un'altra caratteristica che abbiamo in comune io e Cele è la forza di volontà: lei si era prefissa un obiettivo, ci ha creduto e ci è arrivata, e ancora adesso non rinuncia ai suoi sogni sia fuori che dentro il campo di pallavolo. Io, allo stesso modo, avevo promesso a mia madre che mi sarei laureato in medicina e, anche se ero quello tra i suoi figli che studiava meno, mi ci sono messo d'impegno e ce l'ho fatta. Certo è che Celeste è anche “pignolina” e tanto “precisina”, e questo si vede anche poi nei rapporti interpersonali: mia figlia dà confidenza e amicizia molto lentamente, mentre io sono più aperto rispetto a lei.

I come IPERCRITICA e IPERTIFOSO: durante le partite io cerco sempre di capire come gioca e faccio sempre il tifo per lei, anche se, nel match tra Piacenza e Parma mi auguravo che vincesse Piacenza per una questione di classifica! Forse il mio grosso limite è che non vedo quando Celeste non gioca bene: sono critico ma non al punto da accorgermi di tutto, e poi lei si critica abbastanza da sola. Figuratevi che qualche settimana fa ho visto i risultati della Lega e non sapevo che lei fosse stata il miglior libero, della giornata: lei non me l'aveva neppure detto. Nei confronti di se stessa è ipercritica, mentre io mi esalto quando gioca, la vedo con gli occhi del tifoso più che di quelli di un addetto ai lavori!

N come NUVOLETTA: “nuvoletta” è il soprannome che le ha messo Mencarelli la prima volta che l'hanno convocata in nazionale. Il motivo è stato: "non abbiamo mai avuto una giocatrice così leggera!" Leggera in campo e serena nella vita: sono molto felice per lei perché vedo che fa tutto volentieri ed è riuscita ad unire la scuola alla pallavolo: studia psicologia a Parma, la vedo serena anche se sa che deve sacrificare molto della sua vita... ma non è una ragazza discotecara, non ama molto la vita mondana delle discoteche e dei divertimenti: le piace molto stare in compagnia ma senza eccessi... e forse io la volevo proprio così. Tra di noi c'è un rapporto particolare che nasce innanzitutto dal nome: lei si chiama Celeste proprio come mio padre, era Celeste ancor prima di nascere. Adesso che lei non c'è a casa sento davvero molto la sua mancanza! Mi manca soprattutto la sera quando passo davanti alla sua camera e la vedo vuota...capisco cosa provano tanti genitori quando un figlio se ne va! Avendo poi avuto Celeste sempre a casa con me non ho mai fatto cose particolarmente folli per lei, ma ora che è lontana potrei misurarmi anche con questo!

A come AMORI: per quel che riguarda l' ambito "fidanzati", come tutti i papà sono molto geloso, però conosco Celeste e so che lei i fidanzati li sceglie bene. Capisco che c'è “qualcuno” quando la vedo in compagnia e anche se apparentemente sembra tutto tranquillo io la guardo e lei inizia ridere: in quel modo capisco che quella persona è il fidanzato del momento. Devo dire però non mi sono mai permesso di entrare nel merito: magari faccio il furbo e dico ridendo che non voglio che abbia orecchini o tatuaggi, ma conosco mia figlia e so che non cambia un fidanzato ogni sera e che soprattutto, nonostante abbia solo vent'anni, ha la maturità necessaria per capire chi può renderla felice o serena. Per quel che riguarda il fidanzato ideale penso che dovrebbe essere una persona pacata, che deve ascoltarla per tutte le arrabbiature che ha e soprattutto, conoscendola, dimostrarle con i fatti che le vuole bene, e non solo con le parole. Poi può fare qualsiasi mestiere, l'importante è che la renda felice.

Due grandi personalità quindi quelle dei due Poma, padre e figlia, unite nella passione per la pallavolo e da un nome che come ha detto Gigi crea tra di loro un rapporto unico e speciale.

L'articolo e la foto originali sono pubblicati sul numero di dicembre 2011 di Pallavoliamo nella rubrica Stellina di Papà.

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