Dietro il successo dei grandi campioni di tennis c'è anche il lavoro di un senigalliese

Il segreto dei grandi campioni di tennis agli ultimi Internazionali BNL d'Italia? Le corde ben calibrate e tirate a pennello dal senigalliese Michele Fabbretti. Perché per fare un campione, non basta solo il talento!
Cosa serve per diventare un campione di tennis? Tanto talento e duro allenamento certo, ma anche una buona racchetta e soprattutto delle corde che ben si adattino al gioco e alle condizioni ambientali. E se il primo è solo una questione di natura, per quel che riguarda le corde i giocatori si affidano a dei veri e propri esperti.

Tra questi c'è un ragazzo di 34 anni di Senigallia, Michele Fabbretti che ha incordato le racchette dei campioni negli ultimi Internazionali BNL di Roma. “l'incordatura è fondamentale per una buona prestazione” - ci conferma il tecnico incordatore dell'Albero dello Sport - “va fatta seguendo le indicazioni date dai singoli giocatori e dal loro staff senza poter improvvisare o inventare nulla nella tensione o nel tipo di corde da usare. Per capire quanto siano importanti l'incordatura della racchetta, basti pensare che i giocatori cambiano costantemente la tensione delle loro corde a seconda di dove giocano, delle condizioni meteorologiche, al tipo di avversario; magari anche al semplice fatto di dover giocare di giorno o di notte”.

Ma come è arrivato Michele a uno dei tornei più importanti del circuito tennistico mondiale? “Ho iniziato con dei corsi per diventare incordatore professionista” - racconta Michele - “poi il 16 settembre ho superato con successo l'esame di Master Racquet Technician (MRT). In Italia siamo solo in quattro ad avere questo titolo e grazie a questo abbiamo accesso a tutti i tornei ATP e WTA internazionali. Per me si tratta della seconda volta agli Internazionali di Roma”.

Al Foro Italico, Michele e tutto lo staff di otto incordatori ha lavorato per circa una settimana per quasi 15 ore al giorno, intrecciando le corde di più di 1000 racchette in sette giorni ad una media di 25 la giorno. Sempre pronto a soddisfare le esigenze di tutti i giocatori, anche quelle più strane: “Normalmente ogni giocatore/giocatrice porta circa cinque telai da incordare come per esempio fa la Kvitova – che personalmente seguo. E i tennisti, oltre ad essere esigenti, sono anche molto scaramantici. Un esempio? Dolgopolov nel suo match contro Djokovic ha portato prima quattro racchette e poi, a metà mattinata, ne ha portate altre due da fare solo al suo ingresso in campo; o Gasquet che tutte le sere lascia 4 telai e vuole che tutte le mattine siano i primi ad essere fatti e che siano messi sulla macchina prima di ogni altra racchetta”.

E sembra che il suo lavoro sia anche molto apprezzato: "Io sono molto soddisfatto quando chiedo al giocatore se ha apprezzato il lavoro o se la racchetta andava bene. Spesso ricevo dei complimenti come l'anno scorso quando Sam Querrey alla mia domanda mi rispondeva sempre “not good, very good” e la cosa mi faceva più che piacere”. Talmente tanto bravo che è già arrivata una chiamata per i Roland Garros che si svolgeranno a Parigi dal 26 maggio.

Ma il torneo dei desideri di Michele è un altro: gli Australian Open: “il mio sogno è quello di visitare l'Australia e quindi va da se' che vorrei lavorare al grande slam che si svolge a Melbourne. Poi a gennaio/febbraio là fa caldo e quindi sarebbe un vero sogno stare 20 giorni lì”. Ma c'è poco tempo per sognare. A luglio scatta il torneo internazionale di Fano dove Michele sarà impegnato ad incordare i telai dei futuri Nadal e Sharapova. In fondo, come abbiamo capito, per diventare campione, il solo talento non basta davvero.

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