Cuore di mamma: Enrica Merlo


Cara Enrica,
non a caso ti scrivo questa lettera in questo momento. Dopo il brutto infortunio che ti ha tenuta lontana dalle Olimpiadi, infatti, finalmente ora sei tornata in campo e con la tua squadra stai lottando per dei risultati davvero importanti. E io e te sappiamo quanto quel problema alla caviglia e le tre operazioni ti abbiamo messo alla prova soprattutto quando ti hanno impedito di indossare la maglia della nazionale. Sono sono stati momenti davvero duri e anche se tu normalmente non sei una che si lamenta - soprattutto con me - ogni volta che mi chiamavi lo sentivo subito che c'era qualcosa che non andava, anche se tu non me lo dicevi.

In fin dei conti, io per te, oltre che la mamma sono anche una amica e, ad essere sincera, mi manca tanto non avere più molto tempo per le nostre chiacchierate. Quando ti sei allontanata da casa per andare a giocare a Reggio Emilia, la prima cosa di cui ho sentito la mancanza è stata proprio la tua presenza in casa e il nostro tempo insieme. Adesso ne abbiamo sempre meno e quando il lunedì hai il giorno libero spesso lo passiamo insieme alla tua sorellina di cinque anni facendo shopping e vivendo la famiglia in questo modo. E penso che questo sia importante anche per te. 

Anche se non è stato un trauma, infatti, penso che la mia separazione da tuo padre ti abbia provocato sofferenza, ma allo stesso tempo ti abbia reso più forte. Infatti, hai saputo superare bene quei momenti difficili e lo dimostrano anche i tuoi successi personali nella pallavolo e soprattutto il tuo modo di stare in campo. In questo ci assomigliamo davvero tanto, perché anche io come te ho un carattere forte; ma allo stesso tempo assomigli molto a tuo padre nell'essere un po' chiusa, non solo nei confronti dei tuoi genitori ma anche verso le altre persone. Se da un lato è un pregio – se qualcuno ti confida una cosa può stare certa che non ne parlerai con nessun altro – dall'altro, io lo vedo un po' come un difetto nel senso che mi piacerebbe che almeno con me tu ti potessi aprire. Ma so che sei fatta così e che questo carattere fa parte del tuo essere così forte: non ti piace ricevere troppo aiuto; preferisci affrontare i momenti di difficoltà da sola e questo è un tuo grandissimo pregio. 

Se proprio devo trovare un difetto.... vorrei che accettassi di più i miei complimenti! Mi spiego: quando finisce la partita, e ti dico “
sei stata bravissima” tu non vuoi che io faccia commenti e mi ripeti sempre che “ci vuole umiltà”. Hai sempre questa preoccupazione, ma io ci tengo che tu sappia che te lo dico perché te lo meriti! Hai ragione, io non sono un'esperta di pallavolo ma quando ti vedo giocare non so nemmeno io cosa sento! Sia che si tratti di una finale di Champions League che di un'amichevole, quelle che provo sono emozioni indescrivibili e fortissime. E credimi se ti dico che sono la tua tifosa numero uno: pensa che durante la partita mi capita addirittura di iniziare a cantare i cori! È impossibile resistere anche perché a Bergamo i tifosi sono talmente eccezionali che ti coinvolgono anche se no vuoi e.... quindi anche io mi lascio trasportare. In realtà poi mi piace anche controllare le statistiche ma mi tengo i miei commenti per me perché so che non ti piace molto che faccia osservazioni sul tuo gioco! 

Diciamo che la pallavolo è il tuo mondo ed è giusto che tu abbia il tuo spazio. Forse è anche per questo che non abbiamo un vero e proprio rituale prima delle partite....anzi a pensarci bene il mio rituale è quello di non chiamarti. Tu forse questo non lo sai, ma lo faccio di proposito per non emozionarti troppo, ma infondo ogni volta che devi scendere in campo il mio pensiero è sempre rivolto a te! 

Sono infatti felicissima che tu abbia scelto la pallavolo come la tua professione anche perché sin da quando eri piccola, questo sport è stata la tua vita. Con la danza classica hai durato appena due lezioni... per non parlare del nuoto. Ricordi cosa mi hai detto quando hai imparato a nuotare? Che ormai sapevi fare e che quindi non avevi più bisogno dell'istruttore! E poi tu avevi ben chiara quale sarebbe stata la tua strada: bastava guardarti quando andavamo in vacanza al mare e tu non facevi altro che giocare a pallavolo tutto il giorno per capire che la pallavolo avrebbe avuto un ruolo importante nella tua vita come poi è stato. 

Certo, mi sarebbe piaciuto che avessi continuato i tuoi studi dopo la maturità classica anche perché sei sempre stata bravissima a scuola. Ma a te piace fare le cose fatte bene e quando hai visto che non riuscivi a studiare come avresti voluto hai deciso di lasciare perdere l'università.

Ma tutto passa in secondo piano di fronte alle emozioni che mi hai regalato durante tutta la tua carriera. Ce ne sarebbero tanti di momenti da ricordare, come la vittoria al Trofeo delle Nazioni, la prima Coppa Italia o le finali scudetto: ogni partita in fondo ha un'emozione particolare; ma il momento che ho sempre presente nel mio cuore è stata la vittoria agli unger 18 di beach-volley che è stata la tua prima vittoria personale, sudata e voluta da te. Quando la finale è finita - e sei stata tu a fare l'ultimo punto – ti sei precipitata tra il pubblico e sei venuta da me piangendo. Ricordo ancora la tua soddisfazione per una partita che avevi vinto tu con le tue sole forze. E posso capirti: in fondo hai sempre dimostrato una grinta incredibile in campo, anche quando eri ancora alle prime armi nel mini-volley e ti arrabbiavi quando perdevi! Un condensato di grinta che ancora oggi ti appartiene e che ti rende una grande campionessa! 

Che dire infine? Anche se a volte non me lo lasci dire, sei la figlia che ho sempre sognato d'avere.
Con tantissimo affetto,
la tua mamma Raffaela

L'articolo originale è pubblicato sul numero di gennaio 2013 di pallavoliamo.it

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